domenica 16 maggio 2010

PADRE CONTRO FIGLIO NELLA MISERIA DEL CIAD

CANNES, 16 MAG - Un padre, un figlio, una piscina e la miseria. Questo lo scenario di 'Un homme qui crie' del regista del Ciad  Mahamat-Saleh Haroun, unica opera africana in concorso al Festival di Cannes.    Al centro della storia, un padre, Adam (Youssuf Djaoro), ex campione di nuoto ormai sessantenne, che si guadagna da vivere come istruttore di nuoto in una piscina di un grande albergo e al quale i nuovi proprietari cinesi chiedono di andare in pensione a favore del figlio Abdel (Diouc Koma).    Il fatto e' che per Youssuf la piscina ''e' tutta la sua vita'' (come dice spesso) e quando questa cosa accade davvero anche il normale amore di un padre verso un figlio puo' venire a mancare.    Cosi', in maniera del tutto ambigua, Youssuf non fa nulla per avvisare il figlio che sta per arrivare per lui un arruolamento coatto da parte del governo che gli ha appena chiesto o denaro o appunto un soldato per combattere i ribelli che sono al nord del paese.    Il padre torna cosi' alla sua amata piscina, ma il rimorso, alla fine, sara' troppo grande da sopportare. E tutto questo, come commentano i titoli a fine film, per colpa della miseria che vince su tutto.    ''Che cos'e' 'Un homme qui crie'? E' solo il grido contro il silenzio di Dio per la violenza in Africa''. Cosi' Mahamat-Saleh Haroun parla del suo film all'incontro con i giornalisti. E la parola violenza e' quella che ha risuonato di piu' durante la conferenza stampa del film che ieri, alla prima stampa, ha ottenuto applausi.    Una violenza, comunque, che non e' presente solo nel Ciad, dove i ribelli sono sempre pronti da un momento all'altro ad entrare in azione, ma anche ''in paesi come il Camerun e il Congo dove la situazione non e' troppo diversa''.    Ad esempio, spiega il regista, ''questa situazione violenta e' sempre presente nel mio paese e cosi' i miei genitori, mentre giravo, hanno pregato tutto il tempo che tornassi vivo a casa. Anche per questo l'Africa non e' certo il luogo adatto per fare commedie come in Francia. A me, cosi', interessa parlare di umanita' e cercare, con i miei film, di aiutare le persone''.    La guerra, infine, dice Saleh-Haroun, e' una cosa fatta dagli uomini e per gli uomini, ''una guerra che questi si trasmettono appunto da padre a figlio. Cosi' si puo' dire che non c'e' una vera figura-tipo di padre in Africa, non c'e' insomma un vero referente. Per le donne e' diverso. Loro hanno coscienza e sono quelle poi che danno la vita e ne conoscono il valore meglio di noi''. (ANSA). 

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