sabato 15 maggio 2010

LEIGH, RACCONTO LA DISCESA NELLA SOLITUDINE

'ANOTHER YEAR' PERFETTO PENDANT DEL FILM DI WOODY ALLEN     (ANSA) - CANNES 15 MAG - Sarebbe impensabile immaginare 'Another Year' di Mike Leigh, presentato oggi in concorso alla 63/ma edizione del Festival di Cannes, senza l'interpretazione piu' vera del vero dell'attrice culto del regista inglese, ovvero Leslie Manville che gia' si candida con il ruolo di Mary a pieno diritto per una Palma come miglior attrice.    Comunque una cosa e' certa, questo film corale e tristemente ironico sulla condizione della vita fa da perfetto pendant con quello di Woody Allen (You Will Meet a Tall Dark Stranger), mettendo in campo, con gusto e forza, tanti sentimenti e soprattutto la solitudine, la vecchiaia e la morte.    Il regista - gia' vincitore a Cannes nel 1992 con 'Naked' per la migliore regia e nel 1996 della Palma d'oro con 'Segreti e bugie' - racconta, con la scansione temporale di 'primavera', 'estate', 'autunno' e 'inverno', la storia di una famiglia solida a cui si attaccano come a una quercia molte solitudini. Una famiglia felice composta da Gerri (Ruth Sheen), consigliere medico sposata felicemente con Tom (Jim Broadbent) e dal loro amatissimo figlio giurista di trenta anni Joe (Oliver Maltman).    Ora a questo nucleo familiare in cui sembrano regnare dei punti fermi, delle certezze, si aggrappano appunto le solitudini di personaggi come Mary, collega cinquantenne di Gerri, compulsivamente legata alla sue fragilita', anche logorroiche, e all'alcool. O come il bulimico e alcolizzato Ken (Peter Wight), amico invece di Tom, tanto obeso quanto infantilmente alla ricerca di una compagna per la vita. Una famiglia, infine, che alla morte della moglie del fratello di Tom, riesce ad accogliere in casa il vedovo Ronnie (David Bradley), un uomo di nessuna loquacita' e capacita' di comunicazione (anche mimica). In un giorno cosi' triste di lutti, con la famiglia riunita, arriva a sorpresa una sconsolata Mary per prendere ancora piu' coscienza del vuoto che c'e' nella sua vita.    Nel cast del film anche un cameo di Imelda Staunton, indimenticabile protagonista di Vera Drake.   ''Come fa a raccontare la noia della vita senza appunto annoiare? Non ci sono persone davvero noiose - dice il regista in conferenza stampa -. Basta avere solo passione per la vita''. Questo film, spiega poi Leigh, ''racconta in che modo ci relazioniamo con gli altri e come cambiano le nostre abitudini diventando vecchi. Purtroppo non offre certo soluzioni, ma dice solo che tipo di pensieri, emozioni e sentimenti abbiamo di fronte a certe domande della vita''.    Infine, sul personaggio di Mary ''e' vero - riconosce Leigh - che racconta la discesa nella solitudine, forse e' proprio questo il tema centrale del mio cinema''. (ANSA).

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