sabato 15 maggio 2010

ANNARITA ZAMBRANO,TRE ORE PER UN NOME IN ITALIA

UNICA DONNA ALLA QUINZAINE CON CORTO CON ROLANDO RAVELLO      (ANSA) - CANNES, 15 MAG - Arriva a Cannes da sola e con un cortometraggio di 12 minuti, e' l'unica donna quest'anno alla Quinzaine des realisateurs e tra i quattro italiani al festival del cinema (oltre a Luchetti, Guzzanti e Frammartino), da 10 anni vive in Francia ma, dice, ''la nostalgia per l'Italia e' tanta, persino delle nostre miserie''. Si chiama Annarita Zambrano e il suo minifilm, Tre ore, che passera' venerdi' 21 e' interpretato da Rolando Ravello e sua figlia Sofia.    E' la storia di un uomo condannato per omicidio e che dopo alcuni anni di carcere ottiene un permesso di tre ore. Ad aspettarlo trova sua figlia di 9 anni. La madre l'ha lasciata davanti al carcere pochi minuti prima. Il padre usa parole semplici e dirette per raccontare a sua figlia perche' ha ucciso l'uomo che aveva tentato di rubargli dei soldi, stimolando la curiosita' della bambina. L'uomo e la piccola condividono lo stesso linguaggio: una parola cruda, non filtrata dalle regole morali e sociali della vita normale o dell'eta'. ''Sono Tre ore di vita - spiega la regista che si e' anche prodotta il film con la francese Sensito Film - che finiscono cosi' come sono iniziate, senza finali a sorpresa, senza grida, senza nulla di eccezionale salvo il fatto di averle passate insieme''.    Figlia di un giudice, sorella di un avvocato, la Zambrano dice di essere cresciuta a contatto con il 'penale': ''Non mi stancavo di chiedere loro le storie spesso atroci. Quello che mi colpiva di piu' non era il delitto in se', ma la semplicita' con cui veniva raccontato, come se fosse un rapporto causa effetto evidente: lui ha fatto qualcosa dunque io ho fatto un'altra cosa, come unica soluzione possibile. In un momento in cui - spiega nelle note di Tre Ore - il sensazionalismo negativo e' diventato un pregio, dove sono tutti colpevoli ma tutti innocenti, avevo voglia di parlare di questa semplicita', nello spiegare cose inspiegabili, che vanno al di la' di ogni regola morale. L'uomo e' colpevole e non lo nasconde, non piange, non invoca perdono. La figlia non lo giudica. Lo guarda solo per quello che e' e forse gli vuole anche un po' di bene. L'uomo, dal suo mondo parla di morte, di sangue, di soldi e si domanda se qualcuno la' fuori lo ama ancora. La bambina e' incuriosita da quello che di solito vede in televisione e in fondo, a parte questo piccolo intermezzo, si e' abituata all'assenza del padre. Appena puo' racconta piccoli pezzi del suo mondo, quello fuori, meraviglioso e crudo come appare ai suoi occhi''.    Lo sfondo e' Roma, il Tevere, il Gazometro, la citta' dove e' nata la Zambrano. Dopo quattro documentari sta preparando per girare a giugno il primo lungometraggio Frammenti di un secolo in fuga, prodotto da Sensito Film per la Francia e attualmente in cerca di una coproduzione italiana. Anche se risiede da anni a Parigi ha l'Italia nel cuore: ''un autore, credo, sente sempre il bisogno di raccontare il proprio paese, anche se e' malato''.   (ANSA). 

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