domenica 16 maggio 2010

CANNES: TAVERNIER, GUERRE RELIGIONE, PASSATO NON PASSA

(ANSA) - CANNES, 16 MAG - ''La storia non fu, la storia e''': sta qui per un decano del cinema francese come Bertrand Tavernier, che ci ha deliziato con film come Una domenica in campagna per citarne uno, lo spirito e l'attualita' del suo film apparentemente storicamente lontano, oggi in concorso al 63/mo festival di Cannes: La princesse de Montpensier.    Avventure, feroci ammazzamenti, duelli, irresistibili costumi in broccato, paesaggi di una natura incontaminata, castelli e borghi nella Francia del 1562 quando imperversava la guerra tra papisti e ugonotti, quando trovarsi con la casata nel posto sbagliato significava rischiare di perdere tutto e quando naturalmente alle giovani donne di rango non era dato di scegliersi il marito. ''E' una storia d'amore ambientata in un'epoca in cui le donne venivano trattate diversamente da oggi. Ma non e' solo questo: e' una love story che ci da' l'opportunita' di scoprire come erano e si facevano le guerre di religione. Qualcosa che accade esattamente anche oggi, per questo il mio film e' senza tempo''.    Nel regno di Carlo IX, la giovane ereditiera di una delle piu' grandi fortune del regno, l'incantevole Maria de Mezieres (Melanie Thierry) ama, ricambiata, il giovane duca di Guisa (Gaspard Ulliel). L'attende pero' un matrimonio combinato dal padre marchese con il principe di Montpensier (Gregoire Leprince-Ringuet) che lei non ha mai visto neppure una volta e che il giorno dopo il matrimonio - la scena della prima notte con le famiglie di entrambe ad attendere nella stessa stanza la prova della verginita' di lei e' tra le piu' belle - parte accanto al cattolico re a fare la guerra ai Protestanti. La donna viene mandata in un castello piu' rustico in compagnia del conte di Chabannes (Lambert Wilson), amico del principe e persona che ha scelto di non combattere piu', ma di dedicarsi solo alle arti e alla musica dopo aver visto e vissuto gli orrori di una conflitto che uccide fratelli. A guerra finita, Maria viene chiamata dal marito che sente di non amare, alla corte a Parigi dove conosce il duca d'Anjou (Raphael Personnaz), futuro Enrico III e soprattutto rivede Guisa. La passione torna sfacciata e pericolosa, il marito sfida a duello Guisa, il duca d'Anjou lo minaccia perche' dovrebbe sposare sua sorella, ma i due si vedono di nascosto. Con la complicita' di Chabannes riescono persino ad amarsi appassionatamente. Poi la vita prende altre strade: Chabannes muore per difendere una donna dalla follia della guerra, lasciando una lettera in cui confessa a Marie il suo amore, il marito di lei si rende conto di averla perduta per sempre, Maria pensando di essere libera va da Guida che pero' le annuncia di sposare un'altra. A Maria, piangente sulla tomba di Chabannes, non resta altro che lasciarsi morire. ''Volevo difendere questa donna, capirla'', dice Tavernier che ne fa per il suo coraggio a sfidare le regole dell'epoca una ribelle ante litteram.    ''E' un film senza tempo, molte di queste emozioni non sono affatto datate'', spiega il regista che dal primo film L'orologiaio di Saint Paul prosegue un discorso sugli uomini non eroi ma che, come Chabannes, rifiutano l'ordine costituito, in questo caso l'assurda guerra di religione, rinunciando e rifugiandosi nel colto. E poi c'e' il tema delle guerre fondamentaliste: ''Attualmente ci sono le stesse assurde guerre di allora. Il passato non passa mai. E' difficile fare paragoni con il 1560, la questione pero' e' generale, l'intolleranza dilaga, i giornali ne sono pieni, il mio paese, la Francia, il suo governo, lo sono''. (ANSA). 

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