domenica 16 maggio 2010

PARTE IN PIEMONTE LA PRIMA 'FACTORY' DI AUTORI

(ANSA) - CANNES, 16 MAG - Si chiama Wild Side Torino, con il nome della citta' sabauda volutamente nella ragione sociale, la nuova societa' di produzione e sviluppo presentata oggi nello stand italiano a Cannes di Cinecitt… Luce.    Al tavolo dell'annuncio il produttore Mario Gianani (fresco dal trionfo di 'Vincere' di Bellocchio ai David) e Lorenzo Mieli, popolare producer della serie 'Boris' ma anche del 'mostro di Firenze' (entrambi per Sky). E poi lo sceneggiatore e regista Marco Martani e l'autore di commedie di successo Fausto Brizzi. Tutti insieme per un progetto ambizioso che mira a far crescere talenti in Piemonte, a usare appieno le strutture della locale Film Commission e dell'annesso Cineporto, a fare insomma di Torino ancor piu' un polo privilegiato per l'audiovisivo italiano. Non a caso alla presentazione compare il giurato italiano del festival Alberto Barbera (direttore del Museo del Cinema) e fa gli onori di casa Steve Della Casa (presidente della Film Commission) che alla Wild Side fornisce logistica (una sede al Cineporto) e l'abituale supporto produttivo.    Il 'business plan' prevede un fatturato medio di circa 10 milioni di euro annui per tre anni e una serie di prodotti gia' in parte in cantiere. E' il caso dell'atteso 'La solitudine dei numeri primi' di Saverio Costanzo, della miniserie 'I Medici' prodotta per la Bbc e in larga parte realizzata invece in Piemonte, il doppio film di Fausto Brizzi che lo impegna a Torino ormai da sei mesi e 'Mia sorella e' una foca monaca' di Martani di cui verra' battuto a giorni il primo ciak.    ''Gia' durante 'Ex' - racconta divertito Brizzi - ho capito che dovevo andar via da Roma perche' ci sono interi quartieri massacrati dalla presenza costante delle troupes della tv e la gente non ne puo' piu'. A Torino sto benissimo e penso ci siano tutte le condizioni per lavorare al meglio''. Il solo del gruppo che per ora resta nella capitale e' Lorenzo Mieli che comincia domani le riprese di 'Boris'. Sicche' lo spazio negli studi di Cineporto rischia di non bastare per tutti. ''A giorni - conferma il direttore della Film Commission, Davide Bracco - rientrera' in studio la troupe di Andrea Molaioli per completare 'Il gioiellino' (ambientato ufficialmente a Parma), poi sara' la volta della fiction 'Il bandito e il campione' con Beppe Fiorello nei panni di Girardengo, poi di Cristina Comencini, poi di Luciana Littizzetto''. (ANSA).

COSTA-GAVRAS, PREPARO FILM SU SOLDI E CRISI GRECA

POLANSKI HA 67 ANNI E FAMIGLIA, LASCIATELO TRANQUILLO    (ANSA) - CANNES, 16 MAG - Un film sui soldi e su dove sono andati a finire: e' il progetto quanto mai attuale del nuovo film del regista greco Costantin Costa-Gavras, da anni residente a Parigi. ''Sto preparando un film sui soldi, ma l'ho cominciato otto mesi prima che nel mio paese accadesse la tragedia'', annuncia all'ANSA. ''Tutti ora devono fare sacrifici, ma mica solo i poveri cristi. I ricchi, l'establishment greco devono capire che bisogna rinunciare a guadagni e a stipendi favolosi, altrimenti la situazione non si recupera. E i responsabili devono pagare''.    E' al festival di Cannes, oggi e' venuto a salutare il regista austriaco Michael Haneke che il ministro francese della cultura Frederic Mitterrand ha decorato con l'ordine delle arti e delle lettere. ''Qui a Cannes e non da oggi ho avuto l'impressione che il mio amore per la Francia non fosse unilaterale'', ha ringraziato l'autore della Palma d'oro 2009 con Il Nastro bianco. Con Costa-Gavras c'erano alla breve cerimonia il direttore del festival Thierry Freamux, il presidente Gilles Jacob e l'attrice Juliette Binoche che aveva diretto in Cache'.    A margine dell'incontro Costa-Gavras annuncia, senza voler svelare troppo, che questo nuovo film ''sara' corale'' e spera di avere di nuovo ''attori italiani'' non prima di aver tessuto le lodi con la stampa italiana del ''bravo e ambizioso''.    ''Anche io posso dire che Polanski una volta in ascensore mi ha molestato'': il regista non ha perso l'occasione per difendere il collega agli arresti domiciliari in Svizzera. ''Con la Cineteca di Parigi sono stato tra i primi a promuovere una petizione per lui appena e' stato arrestato. Non entro nel merito ma dico: ha 67 anni, bambini, famiglia. Lasciatelo tranquillo'', conclude. (ANSA). 

IL PROGRAMMA DI DOMANI, E' IL GIORNO DI GODARD

(ANSA) - ROMA, 16 MAG - Domani al festival di Cannes e' il giorno della Palma (possibile) e di Jean Luc Godard: il vecchio e il nuovo si incrociano sulla Croisette e rischiano di non capirsi. Del resto l'elitarismo e' stata sempre per Godard la specialita' della casa. - BIUTIFUL di Alejandro Gonzalez Inarritu - In concorso. Javier Bardem presta il suo volto sensibile e corrucciato alle solitudini di Uxbal, catalano fin dal nome, essere disperato in una Barcellona animata dai suoi fantasmi e da quelli del passato di Uxbal. Padre premuroso, amante senza sorriso, figlio disperato, l'uomo fa un mestiere che lo tiene vicino ogni giorno alla morte e vorrebbe disperatamente vivere. Come sempre i film del regista di 'Babel', pero', non si possono raccontare, si devono vedere. - OUTRAGE di Takeshi Kitano - In concorso. A vent'anni dal suo esordio ('Violent Cop' dell'89) Beat Kitano riveste i panni dello yakuza senza gloria, ultimo sopravvissuto di una tradizione che ammanta l'orrore quotidiano in una falsa epica. Il suo Otomo e' uno yakuza che non sa adattarsi ai tempi nuovi. Tra gang che fanno a gara per ingraziarsi il padrino di turno e che hanno vestito il colletto bianco dei grandi finanzieri, Otomo si aggira senza piu' certezze. Una sola sopravvive: la legge della pistola e della sciabola ha ancora l'ultima parola. - FILM SOCIALISME di Jean-Luc Godard - Un Certain Regard. Inutile tentare di riassumere e riordinare le provocazioni visive e sonore del film con cui l'autore ginevrino ritorna a Cannes dopo sei anni. Godard ne parla come di una ''sinfonia in tre movimenti'', tutta concepita come un aspro atto d'accusa all'Occidente e alla sua idea di vita felice. Si viaggia su e giu' per il Mediterraneo, si rincorrono leggende e frammenti di storia, si assiste al processo che i bambini intentano agli adulti, rei di aver lasciato loro una terra invivibile. Alla voce 'regia' il film sostituisce quella di 'comitato di realizzazione' e tra i personaggi compare anche Patti Smith, forse omaggio tardivo a una generazione che sognava un mondo diverso. -CARANCHO di Pablo Trapero - Un Certain Regard. Se c'era bisogno di ulteriore conferma che la novita' del cinema batte in questo momento dalle parti dell'America Latina, ecco che si riaffaccia a Cannes uno dei cineasti argentini di piu' sicuro talento alle prese con un noir che sarebbe piaciuto a Billy Wilder. Ricardo Darin (attore popolarissimo in patria) e' un 'carancho', ossia un avvocato specializzato in incidenti d'auto. Finche' una notte incontra la bella e nevrotica Lujan (Martina Gusman, moglie del regista) e perde la testa mettendo a rischio la sua calcolata vita di sfruttatore dei mali altrui. -COUNTDOWN TO ZERO di Lucy Walker - Proiezioni Speciali. Terrificante documentario sull'escalation delle armi distruttive che il mondo occidentale continua ad accumulare nonostante le pubbliche dichiarazioni di volonta' di disarmo. Chi fermera' la corsa del nucleare verso l'autodistruzione del genere umano? - EVERYTHING WILL BE FINE  di Christoffer Boe - Quinzaine des Realisateurs. Uno dei cineasti piu' raffinati e indipendenti d'Europa porta sullo schermo le ossessioni di Jacob Falk, regista danese che si imbatte per caso in alcune foto sconvolgenti. Qualcuno ha fissato i momenti piu' atroci delle torture eseguite dall'esercito danese su prigionieri di guerra. La lunga scia dell'odio sembra lambire anche un paese ufficialmente votato alla pace. Ma Jacob scoprira' che la verita' e' ancora piu' orrenda. (ANSA).

MIRREN DA REGINA A TENUTARIA DI BORDELLO

ROMA, 16 MAG - Da Buckingham Palace a una casa d'appuntamenti: Helen Mirren, Oscar per il ruolo di Elisabetta II in The Queen, di nuovo candidata quest'anno agli Academy Award per la parte della moglie di Tolstoj in The last station, ha accettato una nuova difficile sfida recitando una tenutaria di bordello in Love Ranch, il film diretto dal marito Taylor Hackford (Ufficiale e gentiluomo, Ray), con Joe Pesci, presentato a Cannes al Marche' du Film (il mercato di cinema piu' importante al mondo) e in uscita a giugno negli Usa.     La pellicola racconta la vera storia di Joe e Sally Conforte, proprietari del Mustang Ranch, la prima casa d'appuntamenti legalizzata nel Nevada. La Mirren, che nel film, a giudicare dalle prime immagini, ha un perfetto look pulp anni '70, con pelliccia vistosa, vestiti ipercolorati e capelli cotonati, trova una similitudine tra il ruolo di Love ranch e quello di The Queen: ''La maitresse di un bordello e' come l'ape regina del suo mondo, quindi ci sono delle somiglianze'' ha detto intervistata a Cannes da Screen International.    Nel 1976 il bordello fu anche scenario di un delitto, quello del pugile Oscar Bonavena (nel film Sergio Peris-Mencheta), che pare avesse una storia con Sally. Love ranch, rimasto bloccato per due anni a causa di problemi finanziari dei produttori, ora risolti, riunisce sul grande schermo Hackford e la moglie dopo 15 anni. L'ultimo film girato insieme era stato, nel 1985, Il sole a mezzanotte. La pellicola e' anche l'occasione per rivedere in un ruolo di primo piano Joe Pesci, che dal 1999, quando ha girato Arma letale 4, ha preferito dedicarsi sempre meno al cinema, privilegiando gli investimenti a Broadway.    La Mirren per capire meglio il personaggio ha incontrato ''l'attuale tenutaria del Mustang Ranch, Susan Austin. E' una donna molto gentile, incredibilmente elegante, intelligente. Per una notte l'ho seguita dappertutto, cosi' ho potuto capire come si svolgesse il suo lavoro''. Ad interpretare le prostitute nella casa d'appuntamenti, ci sono, fra le altre, Gina Gershon, Bai Ling e Elise Neal. (ANSA).

PADRE CONTRO FIGLIO NELLA MISERIA DEL CIAD

CANNES, 16 MAG - Un padre, un figlio, una piscina e la miseria. Questo lo scenario di 'Un homme qui crie' del regista del Ciad  Mahamat-Saleh Haroun, unica opera africana in concorso al Festival di Cannes.    Al centro della storia, un padre, Adam (Youssuf Djaoro), ex campione di nuoto ormai sessantenne, che si guadagna da vivere come istruttore di nuoto in una piscina di un grande albergo e al quale i nuovi proprietari cinesi chiedono di andare in pensione a favore del figlio Abdel (Diouc Koma).    Il fatto e' che per Youssuf la piscina ''e' tutta la sua vita'' (come dice spesso) e quando questa cosa accade davvero anche il normale amore di un padre verso un figlio puo' venire a mancare.    Cosi', in maniera del tutto ambigua, Youssuf non fa nulla per avvisare il figlio che sta per arrivare per lui un arruolamento coatto da parte del governo che gli ha appena chiesto o denaro o appunto un soldato per combattere i ribelli che sono al nord del paese.    Il padre torna cosi' alla sua amata piscina, ma il rimorso, alla fine, sara' troppo grande da sopportare. E tutto questo, come commentano i titoli a fine film, per colpa della miseria che vince su tutto.    ''Che cos'e' 'Un homme qui crie'? E' solo il grido contro il silenzio di Dio per la violenza in Africa''. Cosi' Mahamat-Saleh Haroun parla del suo film all'incontro con i giornalisti. E la parola violenza e' quella che ha risuonato di piu' durante la conferenza stampa del film che ieri, alla prima stampa, ha ottenuto applausi.    Una violenza, comunque, che non e' presente solo nel Ciad, dove i ribelli sono sempre pronti da un momento all'altro ad entrare in azione, ma anche ''in paesi come il Camerun e il Congo dove la situazione non e' troppo diversa''.    Ad esempio, spiega il regista, ''questa situazione violenta e' sempre presente nel mio paese e cosi' i miei genitori, mentre giravo, hanno pregato tutto il tempo che tornassi vivo a casa. Anche per questo l'Africa non e' certo il luogo adatto per fare commedie come in Francia. A me, cosi', interessa parlare di umanita' e cercare, con i miei film, di aiutare le persone''.    La guerra, infine, dice Saleh-Haroun, e' una cosa fatta dagli uomini e per gli uomini, ''una guerra che questi si trasmettono appunto da padre a figlio. Cosi' si puo' dire che non c'e' una vera figura-tipo di padre in Africa, non c'e' insomma un vero referente. Per le donne e' diverso. Loro hanno coscienza e sono quelle poi che danno la vita e ne conoscono il valore meglio di noi''. (ANSA). 

CRISI ECONOMICA E DISARMO, FESTIVAL FA POLITICA

CANNES, 16 MAG - Non si puo' far finta di non sapere: il cinema, con coraggiosi documentari d'inchiesta, sempre piu' spesso sta nella realta'. E il festival di Cannes da tempo ne e' vetrina privilegiata. Sono passati i film di Michael Moore (Fahrenheit 9/11 nel 2004 vinse la Palma d'oro), quello di Al Gore sul disastro climatico An inconvenient truth (Una scomoda verita') nel 2006, quello su Alexander Litvinenko, l'ex spia russa uccisa dal polonio radioattivo che nel 2007 la vedova Marina presento' tra le lacrime. Oggi la ribalta e' per due titoli che stanno facendo la fila fuori dalle sale di proiezione: c'e' il primo film sulla crisi globale, Inside Job di Charles Ferguson, e c'e' il primo film sulle armi nucleari, Countdown to zero di Lucy Walker. E non sono gli unici perche' alla Quinzaine des realizateurs anche Cleveland versus Wall Street di Jean Stephanie Bron non scherza.    ''E' molto difficile cambiare la mentalita' delle persone, ma ci dobbiamo provare anche con il cinema che ha un potere enorme. Dopo aver visto Countdown to zero non puoi far finta di niente'', e' venuta a dire dalla Giordania la regina Noor sottolineando il ''ruolo modesto, molto modesto'' che ha avuto per questo film, oggi proiezione speciale fuori concorso al festival, ma per supportare il quale si sta spendendo molto.    ''Follia estremistica, incidenti, calcoli sbagliati possono portare alla distruzione del mondo in qualunque momento. Ogni uomo, donna o bambino vive sotto una spada di Damocle nucleare, appeso a un filo che puo' essere tagliato. Le armi di guerra devono essere abolite prima che aboliscano noi'': lo diceva John Kennedy nel '61 e oggi e' diventato il manifesto di Globalzero, il movimento internazionale che si propone di sensibilizzare il mondo all'eliminazione delle armi nucleari. Countdown to Zero e' il loro primo risultato, perche' dopo che hai visto come e' facile per i paesi procurarsi l'uranio arricchito, dopo che hai saputo che puo' passare indenne ad ogni detector se e' protetto dai container che a migliaia solcano ogni giorno la rotta navale dei commerci, dopo che sai che tra Georgia, Iraq, Afghanistan e stati limitrofi prolifera da anni un paradiso per i trafficanti di ogni sorta, uranio compreso, ''sai - ha detto la regina Noor - che c'e' una sola scelta da fare: abolire quelle armi e senza eccezioni''.    Lucy Walker che ha realizzato il film, premiata gia' al Sundance e a Berlino, ha lavorato con un team che comprende molti realizzatori di An Inconvenient Truth. Jimmy Carter, Tony Blaire, il capo dell'ufficio operativo Cia Valerie Plame Wilson, Mikhail Gorbaciov intervengono, mentre in inglese e' Gary Oldman a dare la voce. Tra i credits del film c'e' The History Channel e questo fa sperare che si possa vedere in tv in Italia presto.    Inside Job, che e' prodotto da Sony Pictures Classics, potrebbe anche affacciarsi nelle sale. C'e' la voce di Matt Damon a raccontare come si stia nella peggiore crisi finanziaria dal 1929. Cifre, grafici, documenti per spiegare come la deregulation del settore finanziario sin dai ruggenti anni '80 abbia avviato la crescita incredibile di un'industria che Charles Ferguson non esita a definire criminale. Nel caso di questa crisi, spiega Ferguson, nessuno e' andato in prigione malgrado una frode che ha causato perdite di oltre 20 trilioni di dollari e la perdita per milioni di persone di case e lavoro. ''Spero che questo film - ha detto il regista gia' nomination agli Oscar (per No end in sight) - riesca a mostrare la natura e le cause di questo crack. Spero che, al di la' delle singole opinioni, dopo aver visto il film si possa essere d'accordo sull'importanza del recuperare definitivamente l'onesta' e la stabilita' del nostro sistema finanziario e di ritenerci responsabili''. Inside Job mostra le cause del crack nelle corrotte relazioni che hanno visto coinvolti politici, governanti e esperti economici. ''Informazione ed educazione - conclude la regina Noor - sono gli unici modi per essere tutti piu' consapevoli''. (ANSA). 

FRAMMARTINO, IL MIO FILM FA PARLARE LE COSE

CANNES, 16 MAG - Una cosa e' certa: 'Le quattro volte' ''toglie una volta tanto di scena l'uomo per far parlare natura e cose. Cio' che in genere e' solo lo sfondo nel cinema''. E' quello che dice con orgoglio a Cannes il regista Michelangelo Frammartino del suo docu-film selezionato dalla Quinzaine des Realisateurs della 63/ma edizione del Festival di Cannes e che verra' distribuito da Cinecitta' Luce il 28 maggio in 25 copie. Ma poi il regista 42enne aggiunge, con entusiasmo ancora maggiore: ''Sono contento soprattutto per la Calabria, la mia terra di origine che si vede nel film, e per Milano, dove vivo, che mostra cosi' di avere un cinema ancora molto vitale''.   ''Il luogo, la terra, il paesaggio, diventano cosi' in questo documentario protagonisti, come d'altronde gli animali e le piante''' spiega Frammartino, autore del pluripremiato 'Il Dono'. E aggiunge: ''Mia nonna calabrese una volta che incotrammo in campagna una serpe, mi disse in dialetto 'vidi chella ha n'anima'. La stessa cosa che scrive Dante nel 'Convivio' quando dice che ogni cosa ha un'anima e tutte hanno la loro nobilta', ma nessuno lo vede. In Calabria dove sono le mie origini, non a caso, c'e' stato Pitagora che professava l'animismo''.    Spiega poi Frammartino che ''filmare un sasso o un albero puo' essere rivoluzionario, come fu una rivoluzione fotografare personaggi delle classi umili quando fino ad allora ad essere fotografati erano solo quelli delle classi abbienti''.    Il primo episodio de 'Le quattro volte' ha come protagonista un pastore calabrese (''quelli da sempre considerati con sospetto e che non avevano una volta neppure il diritto di testimonianza''), una sorta di medium della natura e che si cura, spiega Frammartino, ''con la spazzatura della Chiesa che lui beve sciolta nell'acqua, un'antica credenza. E cosi' l'unico giorno che ne resta privo, il pastore, muore'''. Si passa poi alla storia di un capretto seguito dalla nascita fino al suo primo pascolo e poi a quella di un grandissimo abete bianco nel corso delle sue stagioni, fino alla trasformazione in carbone attraverso l'antico mestiere dei carbonai. Per fare questo film, girato tra Caulonia, il Pollino e Serra San Bruno, spiega Frammartino, ''ho vissuto con carbonai e i pastori cercando di entrare nelle loro vite e abitudini''.    E dal regista arrivano anche considerazioni politiche filtrate dalla sua cultura cinematografica: ''Il nostro e' un governo chiaramente legato alla tv ed e' chiaro cosi' che abbia problemi con il cinema''. E aggiunge: ''Credo che valga quello che diceva Godard su cinema e televisione. Il primo ci costringe ad alzare la testa mentre la tv ad abbassarla. Cosi' Bondi e' costretto a guardarci dal basso''. rogetti per il futuro? ''Un film di animazione con protagonista un ragazzino negli anni che vanno dal 1978-81, ovvero da Aldo Moro a Vermicino, cioe' proprio in quegli anni del riflusso in cui sono nate le tv commerciali''.   Il film di Frammartino e' prodotto da Vivo Film, Invisibile Film in coproduzione con Essential Filmproduktion e la Ventura Film. (ANSA).

FRAMMARTINO, GOVERNO ITALIANO PENSA SOLO ALLA TV

CANNES, 16 MAG - ''E' un governo chiaramente legato alla tv ed chiaro cosi' che abbia problemi con il cinema''. Cosi' replica Michelangelo Frammartino, oggi al Festival di Cannes con il suo 'Le quattro volte' passato alla Quinzaine des Realisateurs, a chi gli chiede un'opinione sulla polemica sollevata dal documentario 'Draquila' di Sabina Guzzanti e sul forfait del ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi.   Per quanto riguarda quest'ultimo, dice il regista di origini calabresi ma nato a Milano: ''Credo che valga quello che diceva Godard su cinema e televisione. Il primo ci costringe ad alzare la testa mentre la tv ad abbassarla. Cosi' Bondi e' costretto a guardarci dal basso''. (ANSA). 

CANNES: TAVERNIER, GUERRE RELIGIONE, PASSATO NON PASSA

(ANSA) - CANNES, 16 MAG - ''La storia non fu, la storia e''': sta qui per un decano del cinema francese come Bertrand Tavernier, che ci ha deliziato con film come Una domenica in campagna per citarne uno, lo spirito e l'attualita' del suo film apparentemente storicamente lontano, oggi in concorso al 63/mo festival di Cannes: La princesse de Montpensier.    Avventure, feroci ammazzamenti, duelli, irresistibili costumi in broccato, paesaggi di una natura incontaminata, castelli e borghi nella Francia del 1562 quando imperversava la guerra tra papisti e ugonotti, quando trovarsi con la casata nel posto sbagliato significava rischiare di perdere tutto e quando naturalmente alle giovani donne di rango non era dato di scegliersi il marito. ''E' una storia d'amore ambientata in un'epoca in cui le donne venivano trattate diversamente da oggi. Ma non e' solo questo: e' una love story che ci da' l'opportunita' di scoprire come erano e si facevano le guerre di religione. Qualcosa che accade esattamente anche oggi, per questo il mio film e' senza tempo''.    Nel regno di Carlo IX, la giovane ereditiera di una delle piu' grandi fortune del regno, l'incantevole Maria de Mezieres (Melanie Thierry) ama, ricambiata, il giovane duca di Guisa (Gaspard Ulliel). L'attende pero' un matrimonio combinato dal padre marchese con il principe di Montpensier (Gregoire Leprince-Ringuet) che lei non ha mai visto neppure una volta e che il giorno dopo il matrimonio - la scena della prima notte con le famiglie di entrambe ad attendere nella stessa stanza la prova della verginita' di lei e' tra le piu' belle - parte accanto al cattolico re a fare la guerra ai Protestanti. La donna viene mandata in un castello piu' rustico in compagnia del conte di Chabannes (Lambert Wilson), amico del principe e persona che ha scelto di non combattere piu', ma di dedicarsi solo alle arti e alla musica dopo aver visto e vissuto gli orrori di una conflitto che uccide fratelli. A guerra finita, Maria viene chiamata dal marito che sente di non amare, alla corte a Parigi dove conosce il duca d'Anjou (Raphael Personnaz), futuro Enrico III e soprattutto rivede Guisa. La passione torna sfacciata e pericolosa, il marito sfida a duello Guisa, il duca d'Anjou lo minaccia perche' dovrebbe sposare sua sorella, ma i due si vedono di nascosto. Con la complicita' di Chabannes riescono persino ad amarsi appassionatamente. Poi la vita prende altre strade: Chabannes muore per difendere una donna dalla follia della guerra, lasciando una lettera in cui confessa a Marie il suo amore, il marito di lei si rende conto di averla perduta per sempre, Maria pensando di essere libera va da Guida che pero' le annuncia di sposare un'altra. A Maria, piangente sulla tomba di Chabannes, non resta altro che lasciarsi morire. ''Volevo difendere questa donna, capirla'', dice Tavernier che ne fa per il suo coraggio a sfidare le regole dell'epoca una ribelle ante litteram.    ''E' un film senza tempo, molte di queste emozioni non sono affatto datate'', spiega il regista che dal primo film L'orologiaio di Saint Paul prosegue un discorso sugli uomini non eroi ma che, come Chabannes, rifiutano l'ordine costituito, in questo caso l'assurda guerra di religione, rinunciando e rifugiandosi nel colto. E poi c'e' il tema delle guerre fondamentaliste: ''Attualmente ci sono le stesse assurde guerre di allora. Il passato non passa mai. E' difficile fare paragoni con il 1560, la questione pero' e' generale, l'intolleranza dilaga, i giornali ne sono pieni, il mio paese, la Francia, il suo governo, lo sono''. (ANSA). 

sabato 15 maggio 2010

ALLEN, HO SCELTO CARLA' PERCHE' BELLA E INTELLIGENTE

(ANSA) - CANNES, 15 MAG - ''Si', Carla Bruni sara' nel mio prossimo film'', conferma Woody Allen sulla Montee des Marches stasera all'inviato del TG1, salendo le scale per la prima del nuovo film, oggi fuori concorso, 'You will meet a tall dark stranger'.    ''Carla' e' una donna bella e intelligente, esattamente quel che serve per il ruolo che fara' nel film, una commedia''.(ANSA).

SULLA MONTEE LETTO MESSAGGIO DI JAFAR PANAHI

   (ANSA) - CANNES, 15 MAG - Stasera durante la mont‚e des marches del film di Woody Allen 'You will meet a tall dark stranger' e' stato letto  un messaggio inviato dal regista Jafar Panahi, detenuto nella prigione di Evin nei pressi di Teheran.    Nel messaggio Panahi ha ringraziato i ministri francesi della Cultura e degli Esteri e il presidente del festival di Cannes Gilles Jacob, per l'impegno dei vertici di Cannes per la sua liberazione.    ''Migliaia di prigionieri sono in carcere come me'', ha detto Panahi, che il festival ha ricordato con una poltrona vuota nella giuria. Il regista ha poi sottolineato di non aver alcuna colpa e di non aver mai realizzato alcun film contro il governo iraniano.(ANSA).

CANNES: RISATE LIBERATORIE E SCANDALOSE CON ARAKI

(ANSA) - CANNES, 15 MAG - La prima parte di 'Kaboom', il nuovo film di Gregg Araki che il Festival di Cannes propone oggi nella collocazione 'trasgressiva' della Mezzanotte, sembra la parodia delle serie tv americane sui teenager. Lo studente Smith (un nome degno del Signor Rossi) e' un felice abitante del campus: flirta con Stella, va a letto con London, sogna un'avventura con il suo compagno di stanza Thor, muscoloso surfista d'animo semplice. Ma una festa a base di allucinogeni, alcool e trasgressioni precipita Smith in un universo parallelo dominato da incubi, misteriose presenze (la bella rossa che lo visita in sogno), visioni futuristiche che cambiano il tono del film in un trip fantascientifico in cui ogni eccesso e' permesso, anzi voluto.    Dopo due film di buona qualita' ma piu' 'normali' tra cui il molto applaudito 'Misterious Skin', il piu' indipendente dei cineasti americani ritorna alle sue origini visionarie e regala alla Croisette il primo momento realmente divertente e libero dalle convenzioni narrative correnti. A seguire le buffe incertezze amorose di Smith e compagni si ride molto, soprattutto se si hanno in mente i bersagli satirici del regista, ovvero l'infinita sequenza di serie tv sulle giovani generazioni con cui i grandi network americani hanno invaso l'etere in questi anni. Nella seconda parte invece - volutamente sganciata dalla prima e totalmente visionaria fino all'implausibilita' narrativa - siamo dalle parti di David Lynch e dei suoi incubi a occhi aperti.    La citazione non Š involontaria, perch‚ lo stesso Araki racconta: ''Quando ero un ragazzo sono rimasto profondamente scosso dalla visione di 'Twin Peaks' che ha poi influenzato le mie prime prove e la mia fantasia creativa. Quella scena post punk, quella musica che per la prima volta irrompeva nelle case degli americani, metteva in discussione l'idea stessa delle convenzioni sul cinema e la tv di consumo. Inutile dire che dirigendo 'Doom Generation' ci ho pensato e ho provato ad avere la stessa liberta' d'approccio. Oggi sono meno naif e non pretendo di fare un film dallo stesso impatto, ma vorrei che si dicesse che da domani siamo in grado di mettere in scena la 'generazione Kaboom'''. Titolo di per se' incomprensibile e non spiegato, ma sicuro slogan di successo, tanto che per una volta viene da scommettere che un film indipendente e trasgressivo come questo puo' diventare un oggetto di culto e un fenomeno di massa. Almeno tra quei ragazzi a cui e' esplicitamente dedicato. Tutti i fantasmi dell'universo eterosessuale, le paure e le attrazioni di quello omosessuale trovano posto in 'Kaboom' che e' una autentica jam session delle passioni e dei tabu' normalmente lasciati dal cinema fuori dalla porta, al massimo accennati. Ma la sorpresa e' che Gregg Araki ritorna questa volta con un tono leggero e una levita' da commedia che rende innocenti anche le scene di sesso piu' brucianti ed esplicite. Sicch‚ se di scandalo qualcuno certamente parler… (ma al nudo esplicito, anche maschile sono tutti abbastanza vaccinati) non si potr… negare a 'Kaboom' di aver accoppiato scandalo e risate con elegante dosatura e una certa innocenza adolescenziale che non guasta nel programma impegnato e serioso del 63mo festival. (ANSA).

IL PROGRAMMA DI DOMANI, TOCCA A TAVERNIER

 (ANSA) - CANNES, 15 MAG - La domenica si addice alla Francia che schiera un decano di prestigio indiscusso come Bertrand Tavernier, ex addetto stampa, ex critico, ex 'padrino' di cineasti in disgrazia e oggi, oltre che regista, presidente del prestigioso Istituto Lumiere di Lione. Il suo decennale sodalizio con il direttore Thierry Fremaux non ha scandalizzato nessuno, in Francia, all'annuncio della selezione. A dimostrare che la trasparenza nelle scelte paga, almeno all'estero. - LA PRINCESSE DE MONTPENSIER di Bertrand Tavernier - In concorso. Mancava da Cannes da anni e in Italia si attende ancora per vedere il suo ultimo (e contestato) 'In the Electric Mist' che ha girato in America nel 2008. Torna sulla Croisette con un film in costume come ai tempi degli inizi ('Che la festa cominci', 1975) ambientato nella Francia del 1562, al tempo di Carlo IX e delle guerre di religione. Sposa senza amore del Principe di Montpensier, Marie de Mezieres sogna ad occhi aperti il Duca di Guisa ma non si accorge che, mentre il marito va alla guerra contro i protestanti, il suo precettore spasima per lei. Con M‚lanie Thierry, Lambert Wilson e Gaspard Ulliel. - UN HOMME QUI CRIE di Mahamat-Saleh Haroun. In concorso. Fa sempre notizia tra i cinefili un film africano che approda alla vetrina piu' prestigiosa. Questa volta tocca a un autore di cui si erano perse le tracce nel 2002 e che ci porta adesso nell'inferno quotidiano della capitale del Ciad, la popolosa N'Djamena tra echi di guerra civile e cronache di speculazione mondiali. Al centro della storia un padre che si guadagna da vivere come bagnino di un grande albergo e al quale i nuovi proprietari cinesi chiedono di andare in pensione a favore del figlio. Ma anche il governo reclama la sua tassa, intimando al vecchio padre di mandare il figlio in guerra contro i rivoltosi. - L'AUTRE MONDE di Gilles Marchall - Proiezioni di mezzanotte. La realt… virtuale seduce Cannes e porta un regista francese gi… segnalatosi a Cannes ('Qui a tue' Bambi?', 2002) alla ribalta nell'orario notturno piu' adatto alle follie visive. Al centro della storia una perfetta Dark Lady dei giorni nostri, la seducente e ambigua Audrey di cui si innamora Gaspard. Poiche' la ragazza abita internet con un avatar che esibisce manie suicide, anche Gaspard inventa un suo clone virtuale per scendere con lei i gradini verso l'Inferno. - INSIDE JOB di Charles Ferguson - Proiezioni speciali. E' la voce di Matt Damon a guidarci nel viaggio allucinante attraverso la speculazione mondiale che fa arricchire pochi speculatori sulla pelle di moltitudini di poveri cristi. E' ancora l'idea della finanza come ''arma di distruzione totale'' (Oliver Stone dixit) ma declinata con gli strumenti dell'inchiesta: dura, rigorosa, documentata e realizzata ai quattro angoli del mondo. - OVER YOUR CITIES GRASS WILL GROW di Sophie Fiennes - Proiezioni speciali. Documentarista ormai navigata, l'artista inglese mette a fuoco questa volta l'universo oscuro e quasi 'alchemico' dell'architetto e inventore Anselm Kiefer che visse tra Germania e Francia negli anni '30, lasciando poche e vivissime testimonianze del suo genio come la citta'-labirinto di La Ribotte. - I WISH I KNEW di Jia Zhangke - Un Certain Regard. Il regista cinese piu' premiato degli ultimi anni ('Still Life', leone d'oro a Venezia) e meno amato dalla censura del suo paese torna a Cannes con un ritratto corale della citta' di Shanghai. - LE QUATTRO VOLTE di Michelangelo Frammartino - Quinzaine des R‚alisateurs. Il cineasta italiano pi— appartato e sperimentale degli ultimi anni si era fatto conosce a Locarno, cinque anni fa, con il poetico 'Il dono'. Arriva adesso sulla Croisette con un altro affresco rurale praticamente senza parole che ha sedotto i selezionatori. (ANSA).

A CENA CON SCORSESE, IL PARTY VIP VANITY-GUCCI

(ANSA) - CANNES, 15 MAG - E' la festa piu' esclusiva e internazionale del festival di Cannes, insieme al gala' benefico dell'amfAR, il cinema contro l'Aids: e' il party Vanity Fair Usa che ogni anno richiama all'hotel du Cap ad Antibes il jet set del cinema internazionale. L'appuntamento per stasera si e' fatto ancora piu' esclusivo per la partnership al debutto con la maison Gucci, perche' l'ospite d'onore e' Martin Scorsese.    Ottanta posti ottanta, ovviamente place', per il dinner che vedra' seduti solo grandi nomi e zero imbucati: la caccia all'invito e' partita un mese fa ed e' inutile insistere a questo punto. Leggermente piu' open il party, nella stessa esclusiva location, previsto dopo le 22:30, ma sempre solo se si e' celebrity A-list. Il tempo non e' favorevole agli abiti eleganti, scollati e rigorosamente griffati richiesti dalla circostanza, visto che a Cannes da oggi pomeriggio piove e fa freddo neanche fosse autunno.    Con Martin Scorsese, per i 20 anni della sua Film Foundation che ha restaurato 600 film - l'ultimo dei quali, Il Gattopardo, ha fatto rivivere ieri al festival momenti magici - ci saranno ospiti da tutto il mondo, del cinema ma anche dello sport, visto che questo e' il weekend piu' caldo della zona, tra Cannes e Montecarlo dove si corre il Gran Premio di Formula 1. Attesi Claudia Cardinale e Alain Delon (ieri a notte fonda e' stato avvistato al Martinez inquieto), la messicana Salma Hayek con il marito re del lusso francese Francois Pinault, la statuaria giurata Kate Beckinsale, l'attrice Lea Seydoux, dall'Italia il bel Luca Argentero e, immancabile in queste occasioni, Lapo Elkann. Ad attenderli l'editore di Vanity Fair Usa Graydon Carter e Frida Giannini, direttore creativo di Gucci. (ANSA).

ANNARITA ZAMBRANO,TRE ORE PER UN NOME IN ITALIA

UNICA DONNA ALLA QUINZAINE CON CORTO CON ROLANDO RAVELLO      (ANSA) - CANNES, 15 MAG - Arriva a Cannes da sola e con un cortometraggio di 12 minuti, e' l'unica donna quest'anno alla Quinzaine des realisateurs e tra i quattro italiani al festival del cinema (oltre a Luchetti, Guzzanti e Frammartino), da 10 anni vive in Francia ma, dice, ''la nostalgia per l'Italia e' tanta, persino delle nostre miserie''. Si chiama Annarita Zambrano e il suo minifilm, Tre ore, che passera' venerdi' 21 e' interpretato da Rolando Ravello e sua figlia Sofia.    E' la storia di un uomo condannato per omicidio e che dopo alcuni anni di carcere ottiene un permesso di tre ore. Ad aspettarlo trova sua figlia di 9 anni. La madre l'ha lasciata davanti al carcere pochi minuti prima. Il padre usa parole semplici e dirette per raccontare a sua figlia perche' ha ucciso l'uomo che aveva tentato di rubargli dei soldi, stimolando la curiosita' della bambina. L'uomo e la piccola condividono lo stesso linguaggio: una parola cruda, non filtrata dalle regole morali e sociali della vita normale o dell'eta'. ''Sono Tre ore di vita - spiega la regista che si e' anche prodotta il film con la francese Sensito Film - che finiscono cosi' come sono iniziate, senza finali a sorpresa, senza grida, senza nulla di eccezionale salvo il fatto di averle passate insieme''.    Figlia di un giudice, sorella di un avvocato, la Zambrano dice di essere cresciuta a contatto con il 'penale': ''Non mi stancavo di chiedere loro le storie spesso atroci. Quello che mi colpiva di piu' non era il delitto in se', ma la semplicita' con cui veniva raccontato, come se fosse un rapporto causa effetto evidente: lui ha fatto qualcosa dunque io ho fatto un'altra cosa, come unica soluzione possibile. In un momento in cui - spiega nelle note di Tre Ore - il sensazionalismo negativo e' diventato un pregio, dove sono tutti colpevoli ma tutti innocenti, avevo voglia di parlare di questa semplicita', nello spiegare cose inspiegabili, che vanno al di la' di ogni regola morale. L'uomo e' colpevole e non lo nasconde, non piange, non invoca perdono. La figlia non lo giudica. Lo guarda solo per quello che e' e forse gli vuole anche un po' di bene. L'uomo, dal suo mondo parla di morte, di sangue, di soldi e si domanda se qualcuno la' fuori lo ama ancora. La bambina e' incuriosita da quello che di solito vede in televisione e in fondo, a parte questo piccolo intermezzo, si e' abituata all'assenza del padre. Appena puo' racconta piccoli pezzi del suo mondo, quello fuori, meraviglioso e crudo come appare ai suoi occhi''.    Lo sfondo e' Roma, il Tevere, il Gazometro, la citta' dove e' nata la Zambrano. Dopo quattro documentari sta preparando per girare a giugno il primo lungometraggio Frammenti di un secolo in fuga, prodotto da Sensito Film per la Francia e attualmente in cerca di una coproduzione italiana. Anche se risiede da anni a Parigi ha l'Italia nel cuore: ''un autore, credo, sente sempre il bisogno di raccontare il proprio paese, anche se e' malato''.   (ANSA). 

LEIGH, RACCONTO LA DISCESA NELLA SOLITUDINE

'ANOTHER YEAR' PERFETTO PENDANT DEL FILM DI WOODY ALLEN     (ANSA) - CANNES 15 MAG - Sarebbe impensabile immaginare 'Another Year' di Mike Leigh, presentato oggi in concorso alla 63/ma edizione del Festival di Cannes, senza l'interpretazione piu' vera del vero dell'attrice culto del regista inglese, ovvero Leslie Manville che gia' si candida con il ruolo di Mary a pieno diritto per una Palma come miglior attrice.    Comunque una cosa e' certa, questo film corale e tristemente ironico sulla condizione della vita fa da perfetto pendant con quello di Woody Allen (You Will Meet a Tall Dark Stranger), mettendo in campo, con gusto e forza, tanti sentimenti e soprattutto la solitudine, la vecchiaia e la morte.    Il regista - gia' vincitore a Cannes nel 1992 con 'Naked' per la migliore regia e nel 1996 della Palma d'oro con 'Segreti e bugie' - racconta, con la scansione temporale di 'primavera', 'estate', 'autunno' e 'inverno', la storia di una famiglia solida a cui si attaccano come a una quercia molte solitudini. Una famiglia felice composta da Gerri (Ruth Sheen), consigliere medico sposata felicemente con Tom (Jim Broadbent) e dal loro amatissimo figlio giurista di trenta anni Joe (Oliver Maltman).    Ora a questo nucleo familiare in cui sembrano regnare dei punti fermi, delle certezze, si aggrappano appunto le solitudini di personaggi come Mary, collega cinquantenne di Gerri, compulsivamente legata alla sue fragilita', anche logorroiche, e all'alcool. O come il bulimico e alcolizzato Ken (Peter Wight), amico invece di Tom, tanto obeso quanto infantilmente alla ricerca di una compagna per la vita. Una famiglia, infine, che alla morte della moglie del fratello di Tom, riesce ad accogliere in casa il vedovo Ronnie (David Bradley), un uomo di nessuna loquacita' e capacita' di comunicazione (anche mimica). In un giorno cosi' triste di lutti, con la famiglia riunita, arriva a sorpresa una sconsolata Mary per prendere ancora piu' coscienza del vuoto che c'e' nella sua vita.    Nel cast del film anche un cameo di Imelda Staunton, indimenticabile protagonista di Vera Drake.   ''Come fa a raccontare la noia della vita senza appunto annoiare? Non ci sono persone davvero noiose - dice il regista in conferenza stampa -. Basta avere solo passione per la vita''. Questo film, spiega poi Leigh, ''racconta in che modo ci relazioniamo con gli altri e come cambiano le nostre abitudini diventando vecchi. Purtroppo non offre certo soluzioni, ma dice solo che tipo di pensieri, emozioni e sentimenti abbiamo di fronte a certe domande della vita''.    Infine, sul personaggio di Mary ''e' vero - riconosce Leigh - che racconta la discesa nella solitudine, forse e' proprio questo il tema centrale del mio cinema''. (ANSA).

STASERA A CANNES MINISTRO CULTURA FRANCESE LEGGERA' LETTERA PANAHI

Parigi, 15 mag. - (Aki) - Il ministro della Cultura e della comunicazione francese, Frédéric Mitterrand, leggera' questa sera al Festival di Cannes una lettera del registra iraniano Jafar Panahi, detenuto nel famigerato carcere di Evin a Teheran ormai da tre mesi. E' quanto riferisce il sito web del quotidiano francese 'Le Monde'. Nel messaggio il regista, arrestato nella Repubblica Islamica mentre stava girando un film sulle proteste contro la rielezione a presidente di Mahmoud Ahmadinejad, ringrazia gli organizzatori del Festival per il gesto simbolico di avergli lasciato una poltrona vuota, ma anche per il ''sostegno e per la solidarieta' dimostratami''. Panahi, stando al sito iraniano 'PouyaKhabar', ringrazia anche il ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, e Mitterrand, impegnati per ottenere la sua liberazione. Nella lettera, il regista esordisce affermando di scrivere dalla sua cella ''oscura'' di Evin.

CINEMA: CANNES, 'ANOTHER YEAR' DI LEIGH PUNTA ALLA PALMA IN NOME DELLA NOR MALITA'

IL REGISTA, 'RACCONTO LE PERSONE E LA VITA COSI' COME SONO PERCHE' AFFASCINANTI'        Cannes, 15 mag. - (Adnkronos/Cinematografo.it) - "Racconto gente normale? Direi proprio di si', visto che tanto le persone quanto la vita in se' sono tutt'altro che noiose, ma affascinanti". Cosi' il due volte Palma d'Oro Mike Leigh (premiato nel '94 e nel '96 per 'Naked' e 'Segreti e bugie') presenta a Cannes, in Concorso, la sua ultima fatica, Another Year, film che in quattro quadri, scanditi dal passaggio delle stagioni, illustra l'esistenza di una felice coppia di coniugi, Tom e Gerri, interpretati da Jim Broadbent e Ruth Sheen, e del loro rapporto con alcuni amici abituali, dalla single disperata Mary (Lesley Manville) al poco raffinato ma irresistibile Ken (Peter Wight), fino al taciturno e fresco vedovo Ronnie (David Bradley), fratello di Tom.        "Ad un certo punto della vita di ognuno qualcosa si complica - dice ancora il regista inglese - e nel film abbiamo provato ad inquadrare il modo in cui le persone tentano di affrontare, o superare, queste difficolta'". Inerenti principalmente la sfera affettiva ed emotiva dei vari personaggi, che in Tom e Gerri trovano una sorta di oasi dove potersi confrontare ed essere ascoltati: "non mi interessava mostrare il mondo esterno - spiega Leigh - perche' parto dalla convinzione che gli spettatori siano in grado di comprendere quale possa essere la realta' circostante". E a chi avanza paragoni (tra l'altro legittimi) con il bellissimo 'Segreti e bugie, risponde: "ogni opera che realizziamo e' differente, pero' chissa', magari aveva ragione Renoir quando sosteneva che alla fine quello che facciamo e' sempre lo stesso film". 

CANNES: HANEKE, DOMANI RICEVERA' INSEGNE COMMENDATORE REGISTA AUSTRIACO PALMA D'ORO 2009 CON IL NASTRO BIANCO

   (ANSA) - CANNES, 15 MAG - Michael Haneke, il regista austriaco Palma d'oro 2009 con Il nastro bianco, ricevera' l'insegna di commendatore delle arti e delle lettere dal ministro della cultura francese Frederic Mitterand. E' stato annunciato dal festival di Cannes che ospitera' la cerimonia domani. (ANSA).

CANNES: WOODY ALLEN, L'IRONIA SUL TEMPO CHE PASSA

(ANSA) - CANNES 15 MAG - ''La vita, alla fine, non significa nulla''. Su questa frase di William Shakespeare di non poco impegno parte l'ultimo film di Woody Allen che parla con delicata ironia del tempo che passa e dell'ombra della morte, come ricorda il titolo 'You Will Meet a Tall Dark Stranger'.    Passato oggi fuori concorso al Festival di Cannes e accolto da applausi e risate in un Theatre Lumiere strapieno, il film di Allen, girato a Londra (e' il quarto) con un cast stellare, racconta con leggerezza (poche le battute da memorizzare) la vanita' del teatro della vita dove tutti sono convinti di fare la cosa giusta, ma poi, da un momento all'altro, tutto viene sconvolto dal non senso del destino.    Tutti i protagonisti di questo film vivono infatti la loro illusione. C'e' il settantenne Alfie Shepridge (Anthony Hopkins) che ha un problema non da poco, quello della vecchiaia. Cosi', a un certo punto della sua vita, scopre che non vuole morire e molla tutto, moglie e casa. Si mette poi con una modella, piu' vistosa che raffinata e per giunta sedicente attrice che alla fine sposa. Omettendo pero' di dire a parenti e amici che il primo incontro con lei e' stato a pagamento.    C'e' poi la moglie di Alphie , Helena (Gemma Jones) innocente come una bambina che, abbandonata, prima tenta il suicidio e poi scopre una veggente, Cristal, che la apre al mondo New Age, un'esperienza che lei vive con dedizione e fede assoluta. Non va meglio alla figlia della coppia, Sally (Naomi Watts), sposata con Roy (Josh Brolin), scrittore che, dopo aver pubblicato un romanzo molto promettente, stenta ad avere il coraggio di proporne un altro e nel frattempo trova anche il tempo di tradire la moglie con la bellissima dirimpettaia Dia (Freida Pinto).    Alla fine, le velleita' letterarie di Roy verranno salvate dall'improvviso coma di un amico, mentre la moglie Sally si ritrova ad avere tanta voglia di credere che le promesse del fascinoso gallerista (Antonio Banderas) dove lavora siano autentiche, nonostante l'uomo sia sposato.    Ma tutto appunto cambia per questi personaggi che hanno come caratteristica comune l'incapacita' di gestire i loro problemi e di proiettare immaginazione verso il futuro. Non a caso il film si chiude con la frase ''le illusioni sono le medicine per sopravvivere''.    Unica battuta da segnalare di questo film, che uscira' in Italia tra novembre e dicembre distribuito da Medusa, il commento di Sally che, dopo aver incontrato la sedicente attrice che sta per sposare il padre, dice: ''Lei attrice? Sara' solo brava solo a simulare l'orgasmo''. (ANSA).

CANNES: WOODY ALLEN, SONO FORTEMENTE CONTRARIO ALLA MORTE

   (ANSA) - CANNES, 15 MAG - ''Sono fortemente contrario alla morte'': scherza, ma non troppo, Woody Allen alla conferenza stampa del suo nuovo film, oggi fuori concorso al 63/o festival di Cannes, 'You Will Meet A Tall Dark Stranger'.    La battuta era riferita al regista ultracentenario Manuel De Oliveira e Woody Allen ha detto: ''Magari arrivarci come lui''. Il tema della vecchiaia e' centrale nel film, in cui tra i protagonisti c'e' un settantenne (Anthony Hopkins) che lascia la moglie e sposa una equivoca appariscente giovane ragazza che presto lo tradira'.    ''Non ci sono vantaggi a diventare vecchi - ha detto Woody Allen, professando il suo antico pessimismo - puoi solo peggiorare la digestione e avere apparecchi acustici. Il mio protagonista non e' poi cosi' vecchio, e' pero' l'uomo preso dal panico che capisce di non essere immortale e non vuole sentirsi dire dalla moglie 'caro, stai invecchiando'''. (ANSA).

DALLA STAMPA APPLAUSI PER L'ULTIMO WOODY ALLEN

(ANSA) - CANNES, 15 MAG - Sala strapiena, file di trenta
minuti e alla fine molti applausi per il nuovo film di Woody
Allen, You will meet a tall dark stranger, la cui prima
proiezione, riservata alla stampa accreditata del Festival di
Cannes, e' finita' poco fa.
Ad accompagnare il film e a presentarlo tra poco ai
giornalisti il regista e alcuni dei suoi attori, Naomi Watts e
Josh Brolin. Grande assente Antonio Banderas.
Il film, tutto ambientato a Londra mette in scena alla Woody
Allen una classica commedia sui cambiamenti improvvisi della
vita, raccontando quello che accade ad un uomo maturo (Anthony
Hopkins) che perde la testa per una appariscente equivoca
ragazza (Lucy Punch), ad un aspirante scrittore (Brolin) che si
fa affascinare dalla giovane dirimpettaia (Freida Pinto), ad una
gallerista (Watts) che cade in una trappola tesa
dall'affascinante datore di lavoro (Banderas). (ANSA).

CINEMA: CANNES, ANCHE GEORGE LUCAS PER IL RESTAURO DEL 'GATTOPARDO'

IL GIURATO BENICIO DEL TORO, 'NON SONO RIUSCITO A SMETTERE DI
VEDERE IL FILM'

Cannes, 15 mag. (Adnkronos/Cinematografo.it) - A sorpresa arriva
George Lucas. E' a Montecarlo per il Gran Premio e ha raggiunto
l'amico Martin Scorsese, a Cannes per presentare il restauro del
'Gattopardo' di Luchino Visconti, realizzato dalla Cineteca di
Bologna, la Film Foundation e Gucci. La proiezione e' un successo
enorme, Alain Delon e Claudia Cardinale sono sopraffatti dagli
applausi, il film di Visconti anticipa quello che accadra' al nostro
Paese nei decenni a seguire.

"Dopo di noi - dice Burt Lancaster - non ci saranno piu'
gattopardi ma solo iene e sciacalli". Il restauro e' stato lungo e
laborioso, racconta Scorsese, ma ne e' valsa la pena. Benicio Del
Toro, entrato per rimanere solo qualche minuto, segue col fiato
sospeso le oltre 3 ore del 'Gattopardo'. "Ero come drogato, non
riuscivo a smettere di vederlo". La cena che segue al Carlton, per
pochi fortunati, e' in onore del grande regista americano, che
confessa: "Ho ancora nella testa 'Shutter Island', non me ne sono
liberato".

DA SANREMO A CANNES TORNA IL BURLESQUE, A SCUOLA A MILANO

(ANSA) - MILANO, 15 MAG - Con l'esibizione a Sanremo di Dita
Von Teese e la presentazione a Cannes del film di Mathieu
Amalric, Tournee', con spogliarelliste professioniste, torna di
gran moda il burlesque, tanto che la prima scuola milanese
dedicata al genere, la 'school of burlesque' di Mitzi Von
Wolfgang, non riesce a evadere tutte le richieste.
''Abbiamo aperto nel 2008 quasi in sordina, perche'
all'epoca il burlesque era poco conosciuto, ma oggi - racconta
Mitzi, diplomata alla Ministry of Burlesque Academy di Londra -
l'interesse e' esploso a livello di massa: dopo l'esibizione di
Dita Von Teese a Sanremo, mi arrivavano anche 50 mail al
giorno''. Il risultato di questa full immersion nell' 'art of
burlesque'? ''Dopo due mesi di corso, le allieve - garantisce
Mitzi, la 'maestra' - camminano e vestono in modo diverso, hanno
piu' autostima, insomma, diventano piu' belle''.
(ANSA).

CINEMA: PAUL HAGGIS PADRINO ALL'ISCHIA GLOBAL FEST A CANNES = LA KERMESSE CINEMATOGRAFICA E' IN PROGRAMMA SULL'ISOLA 'VERDE' DALL' 11 AL 18 LUG

Roma, 15 mag. (Adnkronos) - Lo sceneggiatore e regista americano
Paul Haggis, gia' vincitore di due premi Oscar per 'Crash', sara' il
padrino dell 8° Ischia Global Film & Music Fest al prossimo Festival
del cinema di Cannes. Il carismatico autore americano, reduce dal set
dell'atteso film 'Next Three Days', con Russell Crowe ed Elizabeth
Banks, interverra' mercoledi' 19 maggio al Pavillion Italia Croisette
(ore 16.30) alla presentazione internazionale dell'evento dell'estate
cinematografica mondiale, in programma sull'Isola verde dall'11 al 18
luglio.

Con Haggis saranno presenti sulla Croisette l'attore Franco
Nero, il manager delle dive internazionali Jason Weinberg, l'attrice
israeliana Moran Atias e il produttore Oscar Generale (promotori
dell'Evento pro Haiti della Fondazione di Paul Haggis in programma a
Cannes Giovedi' 20 VIP Room) e Pascal Vicedomini, produttore
dell'Ischia Global Fest. "Siamo davvero orgogliosi di presentarci agli
operatori ed ai media presenti Cannes col nostro straordinario
chairman - ha dichiarato Giancarlo Carriero, presidente dell'Accademia
Internazionale Arte Ischia - Oltre ad essere un autorevole autore,
Paul Haggis e' un esemplare ambasciatore di pace e solidarieta': la
sua fondazione benefica ha sostenuto in maniera concreta le vittime
della tragedia di Haiti. Ed anche a Cannes raccogliera' fondi da
destinare alle vittime del recente terremoto''.

Tra gli eventi piu' attesi dell'Ischia Global Film & Music Fest
2010, il Social Cinema Forum dedicato alla condivisione dei valori
reali della vita tra i giovani, (a cura della produttrice inglese
Trudie Styler), ed il 'Movie Educational Seminar' con docenti
d'eccezione come gli attori i registi Joel Schumacher e Lina
Wertmuller e gli sceneggiatori Bobby Moresco e Valerio Massimo
Manfredi.