domenica 16 maggio 2010

FRAMMARTINO, IL MIO FILM FA PARLARE LE COSE

CANNES, 16 MAG - Una cosa e' certa: 'Le quattro volte' ''toglie una volta tanto di scena l'uomo per far parlare natura e cose. Cio' che in genere e' solo lo sfondo nel cinema''. E' quello che dice con orgoglio a Cannes il regista Michelangelo Frammartino del suo docu-film selezionato dalla Quinzaine des Realisateurs della 63/ma edizione del Festival di Cannes e che verra' distribuito da Cinecitta' Luce il 28 maggio in 25 copie. Ma poi il regista 42enne aggiunge, con entusiasmo ancora maggiore: ''Sono contento soprattutto per la Calabria, la mia terra di origine che si vede nel film, e per Milano, dove vivo, che mostra cosi' di avere un cinema ancora molto vitale''.   ''Il luogo, la terra, il paesaggio, diventano cosi' in questo documentario protagonisti, come d'altronde gli animali e le piante''' spiega Frammartino, autore del pluripremiato 'Il Dono'. E aggiunge: ''Mia nonna calabrese una volta che incotrammo in campagna una serpe, mi disse in dialetto 'vidi chella ha n'anima'. La stessa cosa che scrive Dante nel 'Convivio' quando dice che ogni cosa ha un'anima e tutte hanno la loro nobilta', ma nessuno lo vede. In Calabria dove sono le mie origini, non a caso, c'e' stato Pitagora che professava l'animismo''.    Spiega poi Frammartino che ''filmare un sasso o un albero puo' essere rivoluzionario, come fu una rivoluzione fotografare personaggi delle classi umili quando fino ad allora ad essere fotografati erano solo quelli delle classi abbienti''.    Il primo episodio de 'Le quattro volte' ha come protagonista un pastore calabrese (''quelli da sempre considerati con sospetto e che non avevano una volta neppure il diritto di testimonianza''), una sorta di medium della natura e che si cura, spiega Frammartino, ''con la spazzatura della Chiesa che lui beve sciolta nell'acqua, un'antica credenza. E cosi' l'unico giorno che ne resta privo, il pastore, muore'''. Si passa poi alla storia di un capretto seguito dalla nascita fino al suo primo pascolo e poi a quella di un grandissimo abete bianco nel corso delle sue stagioni, fino alla trasformazione in carbone attraverso l'antico mestiere dei carbonai. Per fare questo film, girato tra Caulonia, il Pollino e Serra San Bruno, spiega Frammartino, ''ho vissuto con carbonai e i pastori cercando di entrare nelle loro vite e abitudini''.    E dal regista arrivano anche considerazioni politiche filtrate dalla sua cultura cinematografica: ''Il nostro e' un governo chiaramente legato alla tv ed e' chiaro cosi' che abbia problemi con il cinema''. E aggiunge: ''Credo che valga quello che diceva Godard su cinema e televisione. Il primo ci costringe ad alzare la testa mentre la tv ad abbassarla. Cosi' Bondi e' costretto a guardarci dal basso''. rogetti per il futuro? ''Un film di animazione con protagonista un ragazzino negli anni che vanno dal 1978-81, ovvero da Aldo Moro a Vermicino, cioe' proprio in quegli anni del riflusso in cui sono nate le tv commerciali''.   Il film di Frammartino e' prodotto da Vivo Film, Invisibile Film in coproduzione con Essential Filmproduktion e la Ventura Film. (ANSA).

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